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Caterina Amadasi
La continua ricerca sul tessuto ha spinto Marialuisa Sponga
nel 1982 alla sperimentazione iniziando un processo di
manipolazione: il tessuto non a'¨ pia'¹ visto come una superficie
bidimensionale ma in forma tridimensionale con piegature,
bruciature, incrostazioni, detessitura.
Successivamente, seguendo questa ricerca, indaga su altri
materiali: plastica, metalli, filati, fiocchi, corde, reti e tutto cia'²
che permette il passaggio di un ago. In questi percorsi, le diverse
esperienze si intrecciano, si sovrappongono e interagiscono
dando sensazioni e sollecitando emozioni.
Usa come mezzo tecnico la macchina da cucire in modo personale, muovendo
liberamente le composizioni sotto l'ago con fili trasparenti, metallici o colorati a
secondo dell'effetto o del ricamo da ottenere, determinante per l'esito finale.
Le opere di Marialuisa Sponga realizzate con la tecnica dell'assemblage trapuntato
con ricamo moderno hanno la particolarita' di un linguaggio autonomo per l'uso
singolare dei diversi materiali e dei loro colori.
Si rimane colpiti, incontrandola nel suo studio, per l'entusiasmo creativo e la
familiarita' per gli assemblaggi. La violazione delle norme rigenera le sue logiche progettuali che determinano il suo stile e si apprezza l'emergere di una personalita' capace di trasmettere sensazioni molteplici.
Marialuisa Sponga lavora abitualmente in grandi dimensioni come nelle mappe
dei "Sentieri dell'Infinito" dove si evidenzia la vastita' del territorio, che si snoda
nei trittici di 4 metri x 1,85 di altezza, con elementi materici di colori decisi e
interventi con fili di rame sui quali sovrappone delle garze o con la tela di rame
in tridimensione o di cellophane trasparente che provocano effetti traslucidi che riflettono e catturano la luce e vanno a definire altre presenze che interagiscono
con l'insieme.
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Gabriella Anedi de Simone
Prima di vedere sente.
Le sue opere hanno riferimenti tattili prima ancora che visivi. Nessun debito alla pittura: ovvero, Marialuisa riesce a entrare nella fibra, nella struttura e solo da quel momento ne riemerge con la forma suggerita dalla materia stessa. Il termine pia'¹ adeguato per descrivere il suo lavoro di scavo a'¨ de-strutturazione e ristrutturazione. Infatti, come si potrebbe descrivere quel processo che la porta a separare la trama, che a'¨ lucida, dell'ordito, che a'¨ opaco, per rivelare la bellezza dell'ondulazione subita in fase di tessitura?
Ecco quindila prima tappa del cammino di Marialuisa: smontare, guardare, capire come sono fatte le cose. Da questo momento parte la creazione, atto libero, che smonta le regole della necessita' per condurci nel suo infinito. Il suo infinito a'¨ an-iconico ma non vuoto, pieno come a'¨ di tracce, di sorprese, di distese sterminate e di piccoli anfratti, e infatti a'¨ il paesaggio uno dei temi sui quali ha maggiormente lavorato. Anche qui lo stesso processo. Un viaggio, l'esplorazione, la continua sorpresa dentro nuovi scenari e poi, a casa, la sedimentazione.
Mi piace pensare a Marialuisa nella ripetizione di gesti antichi come la tessitura: nel suo scomporre torna indietro nella storia, abbandona il saputo per ricominciare a sapere, partendo da sa'¨ e dal suo incontro con le cose sempre nuove. Una liberta' acquisita con tenacia in anni di lavoro con Marina Giannangeli che la invita a combinare materiali eterogenei, l'uso di tinture naturali con Rosella Cilano e del feltro con Helga e Lise Schwabl.
Sono le tecniche tanto vilipese da molte avanguardie ma a'¨ proprio questo praticare ininterrotto che libera il suo pensiero e qualifica la materia che si presenta quanto mai preziosa, regale, luminosa. Totalmente dentro la modernita' , Marialuisa non ne accetta gli esiti distruttivi e opachi e ha il coraggio di chi, semplicemente vuole ancora rispondere con un sorriso alla domanda di senso.
2003 mostra al Museo di Scienza e Tecnologia di Milano artista invitata
� CONSERVARE L’INFINITO� presentazione GABRIELLA ANEDI DE SIMONE
Si pua'² conservare un cibo con il freddo, un ricordo con una foto, un indumento con la canfora,un monumento con il restauro, e un paesaggio? Un paesaggio si conserva con le leggi che ne garantiscano il rispetto, ecc, ecc.
Ma cosa puo fare un arazzo per conservare un paesaggio australiano? Nulla, verrebbe da dire, se non percorrendo a ritroso il cammino che dalla norma va verso la coscienza. In questo caso la coscienza di un valore come la bellezza. E chi pua'² parlare di un bene come la bellezza se non l’arte che la rivela? Che ordine nell’universo e nel pensiero che lo pensa scriveva Mario Luzi.
Ecco, con questi trittici australiani Marialuisa Sponga ha ripetuto, nell’emisfero opposto, cia'² che in Italia fecero altri visitatori. Viaggiatori e acquerellisti seppero dare voce e immagine alla bellezza di un paese che, dalla fine del ‘700, andavano scoprendo nella modalit del Grand Tour.
E ancora: se i campi verdi e ocra delle terre toscane hanno trovato nella sobria impaginazione dei pittori trecenteschi una sintesi ferma e luminosa, come accostare l’infinito di un territorio come l’Australia? Come catturare ci che si presenta apparentemente senza segni, tracciati e orizzonti prossimi alla scala umana? Ma forse vi sono nella natura altri punti di riferimento: in questa distensione planare i sentieri dialogano con il cielo, quel cielo sentito come “un’enorme cupola azzurra”.
Il ritorno in Italia stato un continuo lavorare sui “fili” del ricordo con quella tecnica consumata che le permette di collegare la materia alle emozioni. Ecco allora le mani che, quasi come in una scrittura automatica, smontano e rimontano fiocchi di lane, garze, filati che si riassemblano assieme a fili e tele di rame, rafie, plastiche, sisal... Nella quiete di una stanza l’esperienza si interiorizza per arrivare a tradursi in immagini che, depurate da ogni riferimento all’accidentalit, riescono a dirci quale sia l’essenza da conservare di questo paesaggio: la saturazione cromatica degli spazi infiniti che possono essere sfiorati dalle nostre mani.
Mostra personale Centro di Studi Italiani in Zurigo
“SUL FILO DELLA MATERIA� presentazione GABRIELLA ANEDI DE SIMONE
C'e una sorta di classicita' nella sperimentazione di Marialuisa Sponga che sorprende. Questo incipit sembra una contraddizione in termini. La sperimentazione nell'arte tende infatti nel '900 alla rottura di schemi e saperi collaudati per avventurarsi in quei territori, che sono propri della vita prima ancora che dell'arte, dove nel disordine si intrecciano i frammenti non componibili dell'essere.
Solitamente questa ricerca ha avuto esiti segnati dalla violenza del segno o, ancora pi profondamente, dalla violenza sulla natura stessa dei materiali, forzati a convivere in forma precaria (quanta fragilita' nell'arte contemporanea!) e assoggettati alla supremazia di una creativita' che vede spesso la tecnica come ostacolo al proprio dispiegarsi. Se questi sono i segni dei nostri tempi, capaci quindi di rendere la frattura tra l'io e la realta' , nel caso di Marialuisa Sponga si assiste a un procedere che, pur con le stesse premesse, approda ad esiti radicalmente opposti. Marialuisa infatti parte dai frammenti di materia: accanto ai filati, che sono lo specifico proprio dell'arte tessile cui lei si rivolge, dispone volta per volta cellophane, plastiche, metalli, fibre ottiche, fotocopie, specchi, celluloide, perpex, cortecce...ma con una differenza: il tempo.
La dimensione temporale di un fare, lento e paziente infatti un aspetto fondante dell'arte di Marialuisa Sponga. Nel suo laboratorio ribollono i tempi di un'artista, cui le giornate e la vita stessa forse non bastano per tutto il tempo che lei dedica alla selezione e alla ricomposizione. Nella disciplina di una tecnica e nella pazienza dell'ascolto, i frammenti della realt si ricompongono tra i semplici intrecci di ago e filo: straordinariamente, nelle sue mani, l'antico sapere ancora capace di riordinare la materia e di restituirle bellezza, quella bellezza che lei sempre rivela tra le trame opache dell'esistenza.
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Nazarena Bortolaso e Mimmo Totaro
Ogni volta che apriamo una scatola, siamo curiosi di vedere la sorpresa che contiene. Ogni volta che apriamo una scatola di Marialuisa Sponga quel sentimento cambia natura: a'¨ pia'¹ sottile a'¨ pia'¹ acuto. La sorpresa in questi casi a'¨ sempre una certezza: la certezza di restare affascinati dalle sue creazioni. E' questo cia'² che ci piace di lei. Abbiamo conosciuto Marialuisa Miniartextil, rassegna di Textil Art che annualmente curiamo e organizziamo, e abbiamo potuto apprezzare, oltre che una bravissima artista, una donna eccezionale, un'artista che sa informare le sue opere sia di grandi dimensioni, sia di piccole misure con l'armonia, i colori, il calore, tipici del suo essere. Ogni suo pezzo esprime infatti una grazia particolare che a'¨ espressione della sua anima. Per questo, da anni, Marialuisa ci delizia con le sue piccole opere, create appositamente per le nostre manifestazioni, opere che noi consideriamo dei veri gioielli, dei rari gioielli, cosa'¬ piccoli e delicati, cosa'¬ fragili, ma allo stesso tempo dotati di una forza tutta particolare: la sua forza.
Marialuisa: donna coinvolgente, amante del bello in ogni sua espressione."
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Valentina Caserta
......Marialuisa Sponga usa tecniche tessili da lei reinterpretate e modificate, come strumento pittorico alternativo, riproponendo cosa'¬ uno dei problemi cardine della Fiber Art soprattutto con l'affiancamento delle ricerche "off loom", senza l'uso del telaio, ai metodi tradizionali, noncha'¨ dell'arte in generale, cioa'¨ il rapporto tra ideazione e realizzazione. Con assemblages e manipolazioni di filati e materiali diversi crea superfici bidimensionali.
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Anne Dunand
......Il fatto che Marialuisa Sponga impieghi la macchina da cucire per la
realizzazione dei suoi assemblages ha un significato, come se per assemblare
i pezzi dispersi dell'immagine, ci volesse qualcosa in pia'¹ che la tradizionale
sovrapposizione cubista e che dovesse seguire il percorso del bordo con una
precisione a negare la dispersione e di assicurare la resistenza della contiguita' .
Il gioco delle superfici cosa'¬ cucite, se letto in senso pittorico, orienta verso diversi
punti di fuga, ma la profondita' stessa non a'¨ al di fuori del quadro: proviene dalle
sottili differenze degli strati suggeriti dai materiali impiegati.
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Daniela S. Herman
Articolo apparso su
TAGBLATT
giovedì 4 luglio 2002
L’Australia “a volo d’uccello�
Il Textilmuseum di St.Gallen espone “Sentieri dell’Infinito� di Marialuisa Sponga
dal 26 giugno al 11 agosto 2002
La bellezza dell’Australia ha ispirato l’artista italiana Marialuisa Sponga a creare arazzi insoliti, nella sua opera “Sentieri dell’Infinitoâ€� esprime, con uno stile molto personale, il sentimento legato alla libertà
di Daniela S. Herman
Una linea marrone si snoda tra due pianure verdi contornate da campiture bianche e azzurre, l’opera ha una struttura che ricorda una carta geografica, dà l’impressione di volare sopra ad un paesaggio di fitti boschi e spiagge di sabbia bianca abbracciate da un oceano blu.
I trittici nelle loro grandi dimensioni di quattro metri ciascuno, sorprendono soprattutto per la prospettiva che sottolinea la vastità e la tranquillità del paesaggio illustrato ed inoltre per l’assemblage che viene esaltato dai materiali usati con grande precisione come è nello stile dell’artista: fili e tele di rame, cellophane, garze, fili manipolati, corteccia, fiocchi di lana, plastica.
Tre volte tre paesaggi
Su una base di cotone si delineano sentieri, foreste pluviali, laghi, imponenti montagne e deserti di color rame che corrono da una parte all’altra del trittico, con riflessi e sfumature che danno alle opere una leggerezza affascinante, i colori mettono in rilievo un’immagine unica dello sconosciuto continente Australiano. Visitato dall’artista alcuni anni fa e della cui bellezza è rimasta profondamente impressionata: â€�L’Australia mi ha affascinata per gli spazi immensi, per la sensazione di libert……Con queste mappe “Sentieri dell’Infinitoâ€� ho voluto rappresentare e cercare di trasmettere l’immensità di questi spazi che mi hanno così emozionataâ€�. Con tre trittici di grande formato ha fissato tre paesaggi molto differenti tra di loro conferendovi, in un gioco di colori e forme, un’espressione viva e poetica.
Tra le altre opere esposte nel museo “Campi cromaticiâ€�(1996) e “S-Composizione n.1â€� (1998), queste opere realizzate in composizione astratta, con colori decisi, sembrano la rappresentazione di una metafora delle molteplicità della vita.
Arte con la macchina da cucire
Nel suo creare, Marialuisa Sponga non lascia niente al caso, dalla scelta dei materiali alla conclusione dell’opera ci sono voluti due anni. Come mezzo usa l’attrezzo tessile classico delle donne: la macchina da cucire. Le composizioni con i diversi materiali, come da un bozzetto iniziale, vengono mosse sotto l’ago liberamente e migliaia di punti attraversano l’opera, secondo l’esito finale che vuole ottenere ricama ed elabora l’immagine con rilievi a quilting con filo trasparente, mentre in altre opere, come nel libro-oggetto “I codici del Millennioâ€� le tracce del filo diventano scrittura da decifrare. L’artista, nata a Milano nel 1942, cominciò nel 1982 il suo sperimentare con tessuti e materiali, quattro anni dopo si presentò per la prima volta al pubblico. Da allora partecipa a molte mostre e concorsi internazionali. Così fu scoperta anche a St.Gallen: una delle sue opere, nell’ambito di una mostra itinerante, fu esposta qui al Textilmuseum nel 1999 e ricevette l’invito per questa esposizione.
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Chiara Mangiarotti
......Nell'opera tessile "Campi Cromatici" Marialuisa Sponga rivisita tecniche e strumenti tradizionalmente femminili per trarne forme originali di scrittura che all'assemblaggio dei tessuti e dei filati disposti a comporre una specie di scrittura geroglifica, unisce materiali sintetici e metalli, cifra cyber delle sue opere.
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Augusta Moletto Zucchi
...La speranza di una comunione tra l'uomo e l'ambiente si individua nell'assemblaggio "Campi Cromatici 3", della Collezione Civica d'Arte Tessile di Chieri. Le garze e le tele, rese tumide dall'ovatta, propongono la loro presenza in un articolarsi grinzoso, che diventa metafora della diversita' del biologico. I colori tenui manifestano la loro gamma cromatica esaltata dal dipanarsi a rilievo dei tessuti e le campiture non sono rigide ma si intersecano e si avvolgono in una dimensione che appartiene alla natura organica. Si dispiega analiticamente l'infinita varieta' dell'esistente che pua'² essere fruita grazie all'istante fermato nella composizione.
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......Affascinante nella sua complessita' a'¨ la "S-Composizione" presentata nel 2000 a Como. La realta' si presenta a stacchi netti, esaminata in forma analitica e sintetica l'insieme appare unificato e scandito dai nove quadrati che compongono l'arazzo. La presenza del nero da' una rilevanza cubista e maleviciana ed esalta la dolcezza delle garze trattate, trascoloranti in dolci colori armonici dai cromatismi solari. Questa composizione propone il senso dello scorrere e dell'intersecarsi del fluire di campiture coloristiche che assumono dimensioni di movimento.
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La scultura "L'ombra che si accoccola" presentata alla 2° Biennale d'Arte Tessile di Chieri, si propone come vortice, turbine che determina sinestesie musicali, suggerite dallo spartito che si intreccia nel reticolo della struttura. Le note sembrano voler dominare la forza bruta della plastica, forma irsuta che cede all'armonia e si trasforma nelle ordinate volute articolate verso il basso. Ancora una volta l'ho interpretata come desiderio di mettere norma ed armonia nell'esistente.
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Silvana Nota
18 ottobre 2003
CORRIERE ARTE
Courrier des Arts
I PERCORSI DELLA FIBER ART
Marialuisa Sponga, artista tessile
articolo di Silvana Nota
Scoprire uno tra i più rappresentativi percorsi della Fiber Art attraverso l’opera di una artista italiana il cui nome si annovera tra le più importanti rassegne internazionali del settore. Questa la proposta della Bonetto Design, che ospita nel suo show room, con il patrocinio della Città di Chieri, la mostra dell’artista tessile Marialuisa Sponga.
Intitolata “Fili e materia come coloreâ€�, la personale offre una suggestiva possibilità di lettura di questa corrente che vede gli artisti esprimersi con l’utilizzo della fibra, sia essa classica che inusuale, manipolata con o senza l’ausilio del telaio.
Raffinata e sperimentale, la ricerca di Marialuisa Sponga, esperta di tessitura oltrechè di tinture naturali, shibori, papier machìe feltro, si sviluppa indagando le possibilità dell’off loom, ossia della lavorazione senza l’impiego del telaio, creando in questo modo lavori polimaterici e tridimensionali ottenuti con l’assemblage di tessuti manipolati, piegati, detessuti, bruciati, trapuntati, intrecciati a metalli, reti, fiocchi, plastica sui quali interviene poi con l’uso non tradizionale della macchina da cucire. I suoi arazzi contemporanei, pezzi unici dei quali è ideatrice ed esecutrice, nascono da un’elaborazione su “tre stratiâ€�, consistenti in uno interno e due esterni, che permettono di ottenere compattezza e duttilità mentre le sculture tessili vivono di materiali che si coniugano con intrecci e architetture di forte impatto tecnico-formale.
Il percorso espositivo presenta inoltre alcuni “libri d’artistaâ€� ancora una volta creati dalla fiber artist con originalità e vena poetica, la cui scrittura non è composta di parole ma di alfabeti tessili.
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ottobre 2003
mostra personale a Chieri (Torino)
Spazio Bonettodesign
presentazione di
SILVANA NOTA
La capacita' di esprimere la bellezza e l’anima sperimentando al contempo materiali e tecniche in grado di indagare e ricercare possibilita' espressive inedite, caratterizzano l’opera di Marialuisa Sponga, artista tessile tra le pia'¹ rappresentative del panorama italiano, il cui nome a'¨ presente oggi nelle maggiori rassegne internazionali di Fiber Art.
Nello spirito di questa corrente, che vede gli artisti cimentarsi attraverso l’utilizzo della fibra, sia essa classica che inusuale, Marialuisa Sponga, esperta di tessitura oltrecha'¨ di tinture naturali, shibori, papier macha'©, feltro e altre specialita' , sceglie le possibilita' dell’off loom, ossia della lavorazione senza l’impiego del telaio, creando in questo modo lavori polimaterici e tridimensionali ottenuti con l’assemblage di tessuti manipolati, piegati, detessuti, bruciati, trapuntati, intrecciati a metalli, reti, fiocchi, plastica, sui quali interviene poi con l’uso non tradizionale della macchina da cucire.
Nascono cosa'¬ i suoi arazzi contemporanei: pezzi unici dei quali a'¨ ideatrice ed esecutrice, grandi pannelli che crea lavorando con i “tre stratiâ€�, vale a dire due esterni ed uno interno che le permettono di ottenere consistenza e duttilita' . Pezzi, che pur non rientrando nella tecnica del quilt, le famose trapunte di tradizione americana, le hanno valso importanti premi in tale ambito.
L’astrazione iconografica, intesa come lirico dipanarsi d’immagini che suggeriscono luoghi ora reali ora immaginifici, prende vita e si fa linguaggio nell’arte di Marialuisa Sponga, tramite l’uso magistrale di masse colorate e intense, che si stendono e s’intonano fra loro in spazi dilatati; altre volte invece si sfrangiano e si confondono per diventare non solo arazzi, ma libri d’artista che ci parlano con un alfabeto avulso dai codici editoriali, o ancora sculture di intensa armonia come nel caso de “L’ombra che si accoccola�straordinario lavoro presentato alla Biennale d’Arte Tessile di Chieri del 2000. Realizzato ad intreccio su rete metallica tinta di nero, poi sviluppata con l’ausilio di fotocopie in negativo di spartito musicale, garza, filo di gomma e plastica, condensa esemplarmente tutta la complessita' e l’originalita' della ricerca di questa fiber artist, in grado di comunicare con una grammatica non convenzionale emozioni che conducono da una riva all’altra del tempo,tra manualita' antiche e inesauribili possibilita' contemporanee.
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Martha Nieuwenhuijs
Cosa'¬ scrivevo l'autunno scorso all'amica Marialuisa che mi chiedeva di
presentare in questa mostra le mappe a cui lavorava dal suo ritorno dall'Australia "... Mi chiedi qualche commento sui tuoi ultimi lavori, ci provo, anche se non
essendo un critico ma un'artista tessile, la scintilla scattera' solo in presenza della
materia. Percha'¨ a'¨ soprattutto questo che mi affascina nelle tue opere, l'amore per
i materiali, la profonda conoscenza del mondo dei tessuti manipoli, sovrapponi,
detessi, sfilacci, trapunti, e ricami. I trattamenti a cui sottoponi le fibre non finiscono di stupire, ogni volta nascono nuovi effetti e sfumature di colori, inattese
varieta' di texture.
Mi piace questa passione per la manualita' in un epoca in cui l'arte sembra
esaurirsi nell'idea relegando in secondo piano l'aspetto pratico della realizzazione.
Anche per quel che riguarda la "fiber art" sembra che, l'opera debba essere
realizzata sempre pia'¹ rapidamente, con il minor impiego possibile di tecnica,
di manualita' e di tempo. Rimane solo l'idea, il concetto, un'operazione intellettuale.
Le nostre opere sono molto diverse ma su questo punto gli interessi si incontrano.
C'a'¨ voglia di approfondire e reinventare un linguaggio antico, sperimentando ogni
volta nuove soluzioni, senza paura di essere catalogate. I mesi sono passati e pian
piano i tre trittici del progetto, di notevoli dimensioni, hanno preso forma.
Gia' dai nomi dei materiali usati immaginavo riflessi e sfumature di queste opere
in cui grovigli di fili e frammenti di tessuti si addensano e si diradano disegnando
foreste e sentieri che continuano, da un elemento ad un'altro del trittico, in un
paesaggio infinito. Qua e la emergono imponenti rocce resi con i toni caldi del
rame. La visione planare trasmette una sensazione di liberta' e di quiete in
um'immensita' di spazi in cui gli affanni umani sembrano molto lontani.
Colori caldi e solari si alternano alle vivaci e fresche macchie di verde in
questo sguardo sul mondo gioioso e pieno di stupore. Ci raccontano di vasti
orizzonti in cui la natura a'¨ la sola protagonista. L'artista la scopre, ne subisce il
mistero, ne avverte il religioso silenzio e sotto alla volta celeste si sente diventare
sempre pia'¹ piccola fino a confondersi con l'universo."Vedevo la rotondita' del
mondo e giravo su me stessa come una bambina..." dice, descrivendo il senso di
felicita' , di vertigine, che si prova l'uomo occidentale davanti alla grandiosita' del
paesaggio australiano.
Se il viaggio a'¨ stato intrapreso per un'interesse culturale dopo un'incontro con
l'arte aborigena, l'artista arriva invece alla scoperta di una nuova dimensione, la
possibilita' di essere in sintonia con la natura, di sentire fortemente di farne parte.
Queste impressioni le esprime in queste "mappe" con il suo stile personale che a'¨
andata via via maturando in una ormai lunga serie di opere. Ricordo la malinconia
di Autunno a Venezia, l'espressiva figura di Luce e Inquietudine, le delicate
trasparenze di Bianco su Bianco.
Ritrovo nei suoi lavori quello che mi ha pia'¹ colpito della sua personalita' ad ogni nostro incontro, la dolcezza, la solarita' , una rara gentilezza. Dall'accostamento dei materiali, aerei, trasparenti, raffinati, all'attenzione per i minimi dettagli, tutto trasmette delicatezza eleggerezza, in un gioco tutto femminile del velare e svelare.
Eppure vi si nota anche la determinazione di un lavoro portato avanti con tenacia , il bisogno di dar voce alle proprie emozioni, la forza dell'artista che ha saputo creare con coerenza stilistica un proprio linguaggio espressivo.
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Francesco Orio
17 luglio 2004
Articolo apparso sulla “GAZZETTA DI LECCO�
di Francesco Orio
UNA MAESTRA DELL’ARTE SCEGLIE OLGIASCA
Marialuisa Sponga ha esposto arazzi e sculture in tutto il mondo
COLICO. L’arte ha messo su casa anche ad Olgiasca. Nella piccola frazione colichese, infatti da qualche anno vive e lavora Marialuisa Sponga, milanese di nascita ma ormai radicata nel piccolo centro.
Si parla d’arte perch la signora ha ideato una tecnica di espressione non soltanto originale, ma soprattutto convincente, che l’ha portata ad esporre non soltanto in Italia, ma un po’ in tutto il mondo: in Svizzera, Germania, Spagna, Francia, Olanda e USA, Gran Bretagna, Svezia, Belgio.
La sua arte si esprime in sculture ed arazzi, in entrambi i casi realizzati con materie povere, ma che alla fine, regalano un prodotto di indubbio effetto. Gli arazzi soprattutto, grazie al lavoro di ricamo realizzato con una macchina da cucire, assumono sembianze tridimensionali attraverso anche piegature, bruciature, incrostazioni e detessitura. “Pi semplicemente - racconta Marialuisa Sponga - per i miei lavori mi servo di tutto ci che pu passare attraverso un ago, utilizzando cos materiali flessibili.
Questo significa attingere anche al filato di corteccia di palma, alla carta metallizzata del crackers e anche alla plastica trasparente e al tessuto di rame�. A cosa si ispira per le sue opere Marialuisa Sponga? “In generale - risponde - mi ispiro alla natura, ma anche ai viaggi che ho intrapreso nella vita�.
In effetti, gran parte degli arazzi sembrano visioni dall’alto di lunghi percorsi. Un esempio per tutti i trittici “Sentieri dell’Infinito�, ispirati da un viaggio in Australia e realizzati attraverso un assemblaggio trapuntato a macchina con cotone, poliestere, garze, tela di rame, filo trasparente, plastica, cellophane, tessuti e filati manipolati. Fra le sculture, intrigante “L’Ombra che si accoccola� del 1997, una tessitura su rete metallica con spartito musicale in negativo, garza, filo di gomma e plastica nera.
“In questo caso - racconta Marialuisa Sponga - si tratta di una composizione arrotolata su se stessa e per la realizzazione della quale ho usato, quale materia prima, la plastica del sacco nero dell’immondizia�.
“L’Ombra che si accoccola� pu essere definito un lavoro inquietante. Marialuisa Sponga legge negli occhi chi la pensa cos e, con un sorriso, spiega: - Certamente non si tratta di una realizzazione tranquillizzante, visto che non nata per quello scopo, poich l’ho realizzata per un Convegno di medici Freudiani sulla depressione che si tenuto al Museo Maschio Angioino di Napoli�. Discorso diverso per un’altra scultura, e cio i “Codici del Nuovo Millennio� (2000), realizzata con cuciture a macchina zig-zag con filo bianco e nero su tessuto d’acciaio, cellophane e struttura d’acciaio.
In questo caso l’effetto pi “trasparente� e per certi versi rilassante. In mezzo a tanti suggerimenti creativi, la certezza che rimane di aver scoperto un modo originale ed inedito di vivere l’arte. Certamente, per apprezzarlo, ci vuole una lente particolare e la capacit di uscire da schemi estetici che, talvolta, costringono il pensiero.
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Marina Pillinini
Articolo apparso su FAMIGLIA CASA, allegato di FAMIGLIA CRISTIANA,
il 14 aprile 2004
di Marina Pillinini
Il personaggio
UN AGO SUL FILO DELL’ARTE
Dall’abilit manuale di Marialuisa Sponga, unita a una grande passione per la ricerca dei materiali e a una profonda conoscenza dei tessuti nascono sorprendenti opere tessili dagli effetti tridimensionali.
Dolce, solare, gentile ma, soprattutto, fortemente determinata a portare avanti con tenacia le proprie idee e il proprio lavoro, spinta da un irresistibile bisogno di esprimere le sue emozioni. Il percorso artistico di Marialuisa Sponga comincia nel 1982, dopo un primo periodo lavorativo che la vede impegnata come segretaria d’azienda in una casa editrice. Una prima svolta avviene dopo il matrimonio con il fotografo Giancarlo Sponga. Alla giovane coppia viene un’idea: riprodurre fotografie in bianco e nero su velluto. In principio sono cuscini ed oggetti che riprendono in modo divertente ritratti di bambini e di animali, ma la produzione ben presto si arricchisce di proposte, con vere e proprie collezioni di tessuti e di complementi per l’arredamento. Ed a questo punto che Marialuisa inizia la sua ricerca sui filati, ed espone una serie di arazzi in una mostra a Milano. Ma la sua curiosit e la ricerca costante di nuovi stimoli creativi la conduce verso altre esperienze: sperimenta e manipola fibre, tessuti, metalli, plastica e materiali flessibili e, con un personale metodo di assemblaggio, crea opere tessili dall’effetto tridimensionale, nello spirito proprio della Fiber Art. Il mezzo che usa per realizzarle la macchina per cucire, con una tecnica personalissima supportata da una grande familiarit e padronanza dei materiali. Le sue composizioni si muovono sotto l’ago e, ogni volta, dalla destrutturazione e ristrutturazione della materia dalla combinazione di materiali eterogenei, nascono nuove texture, liberando il suo pensiero e qualificandosi in sfumature inattese dai mille riflessi. Ogni sua lavoro trae ispirazione da un viaggio, da un paesaggio, da una sensazione. Dall’idea si passa al disegno in scala che viene riportato su una base formata da tre strati di tessuto, due esterni e uno interno, imbottito per ottenere consistenza e per mettere in evidenza i volumi e le linee tracciate dalla macchina per cucire. Le sue creazioni sono prevalentemente realizzate in grandi dimensioni, come testimoniano le mappe di“Sentieri dell’Infinito�,S- Composizione� o “Campi Cromatici�, in cui fili e materiali si addensano o diradano per dare forma a disegni che suggeriscono spazi infiniti in cui la natura protagonista assoluta. Il fascino delle opere di Marialuisa Sponga sta nella sua capacit di trasmettere il suo desiderio di vivere in sintonia con il paesaggio che la circonda, di avvertirne l’immensit dei silenzi e la vastit degli orizzonti. Significativa la sua esperienza, qualche anno fa, di un viaggio attraverso l’Australia. “Mi ha affascinata per la sensazione di libert che ho provato. Rimanevo incantata dalla luce e dai colori magici che assumevano le rocce al tramonto o all’aurora. Ho avuto l’impressione di trovarmi nell’Eden,per i colori del verde e dei fiori, vedevo la rotondit del mondo e giravo su me stessa come una bambina incredula…�, racconta ancora estasiata.
E queste intense emozioni, questo sentirsi piccola piccola tra gli alberi secolari di oltre settanta metri nelle foreste pluviali, tra le liane e le felci gigantesche oppure sulle spiagge che sembrano non avere mai fine, rivivono nelle trame intessute dei suoi lavori, come in una sorta di pittura alternativa
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Lucilla Sacca'
1997
Istituto Italiano di Cultura
Città del Messico
“UNA STORIA INFINITA�
Simonetta Ferrante e Marialuisa Sponga
presentazione
di LUCILLA SACCA’
Nel fluire delle emozioni, l’arte disegna percorsi segreti di idee, di ritorni, di soprassalti e pause. Le artiste, accomunate a muoversi entro il segno esatto della grafica e il segno preciso del tessuto, si dirigono alla dimensione dell’arte nell’aspettativa di un interrogativo interiore. L’arte è la conoscenza, lo spazio dell’esperienza più segreta, da cui il tremito oscuro della materia incontra la via per il percorso ideale. Indubbiamente i suoi limiti sono fragili, le emozioni non si contrappongono mai, si articolano scambiandosi, come degli ideali vasi comunicanti, ordinati per la poesia. Una lirica fatta di andata e ritorno secondo un movimento circolare, da cui l’esigenza di comparazione, talvolta una illusione, è tanto forte come l’affermazione, della propria memoria personale. Come in uno specchio, “Storia rossa con brividoâ€� si riflette nella “Storia della Storia rossa con brividoâ€� un tremito che si ripercuote fino all’infinito come il riflettersi dell’andare e venire dei visitatori. Il fascino dello specchio, così presente nella poetica di quel appassionato e vitreo negatore del tempo che è Borges, può condurci a riflettere su ciò che nulla può essere uno specchio del mondo, tranne però qualcosa che si aggiunge al mondo. Allora nell’arte, e maggiormente in questa esperienza, vale la sospensione di un tempo idealmente circolare, che gioca fra l’illusione del sogno e dell’eterno ritorno delle memorie.
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Stefanella Sposito
Inverno 2002
articolo apparso su FILO FORME n.5
di STEFANELLA SPOSITO
“LUOGHI EMOZIONALI�
La stupefacente forza della natura rivive attraverso il filo ricamato, guidato sulla tela dalle impalpabili e intense emozioni di Marialuisa Sponga al cospetto del mondo. In mostra al Textilmuseum di St. Gallen (Svizzera) dal 26 giugno all’11 agosto 2002, una personale che raggruppa la produzione dell’artista milanese degli ultimi anni. La tecnica è quella dell’assemblage di materiali diversi. Tessuti manipolati, piegati, bruciati, trapuntati e ricamati con l’aiuto della macchina da cucire. Un lungo elenco che annovera cotone, poliestere, tela di rame, cartone da imballo, corteccia di palma, cellophane, plastica, fili trasparenti o serici, nastri di pirkka, rete metallizzata, rafia, fiocco di lana. Accostati vicini, con le loro specifiche peculiarità i fili aiutano a definire meglio i concetti materici e l’effetto generale d’insieme. L’artista compie un viaggio affascinante all’interno del paesaggio, che diviene, il “leitmotivâ€� della sua personale ricerca, articolata secondo una sensibilità sottile e piena di sfaccettature. Marialuisa Sponga predilige talvolta i grandi formati, come nelle due serie intitolate “Campi cromaticiâ€� e “ Sentieri dell’Infinitoâ€�, dove la natura faticosamente di adatta agli stretti confini del quadro. Il primo gruppo suggerisce, attraverso il tessuto manipolato, il ricordo della serena quiete agreste delle isole nord-europee, dei dolci pascoli della Scozia o delle aspre brughiere irlandesi. Ampie spartiture geometriche, scandite da esili linee di contorno, contengono l’esplosione materica dei pigmenti delle zolle colorate dal sole: dai marroni rossastri a quelli bruniti, dai gialli caldi e intensi agli aranci ramati. Le differenti consistenze creano l’illusione di movimenti ondulatori, di vibrazioni e modulazioni telluriche come spontanee pulsioni terrestri. Il secondo gruppo è una serie di lavori, che appaiono agli occhi di chi guarda come gigantesche mappe geografiche. Non a caso Marialuisa Sponga li concepisce come trittici, rafforzando con questo l’idea di continuità e di completezza che l’infinito, di per sè già contiene. Suggeriscono una visione del mondo dall’alto, come un potente “sguardo oceanicoâ€�, i fili che si intrecciano e si sovrappongono in ordine sparso, seguendo percorsi irregolari. Movimenti circolari e concentrici, puntinature in rilievo e piccoli elementi triangolari, serpentine, linee spiraliformi e rigagnoli vanno a definire la consistenza delle masse e l’intensità variegata dei colori. Lo spirito è quello della commozione e della meraviglia di fronte all’elemento naturale, che inevitabilmente sprigiona una prorompente ed inarginabile bellezza. “Una bellezza sottile, remota, senza forma, quasi invisibileâ€� suggerisce Marialuisa, citando le parole di D.H.Lawrence. E il lavoro ha allora il sapore della riscoperta, attraverso gli occhi incantati dell’artista che, come una bambina in un gioco, ricompone con i fili le sue emozioni sulla tela. Suggestioni che ci riportano alla magia silenziosa del bush australiano, tra cespugli e boab, al profumo dei fiori del deserto, ai granelli di sabbia rosa, invasa dalla spuma del mare della barriera corallina, ai colori delle rocce d’arenaria nei canyon all’alba o al tramonto, al fascino misterioso di Ayers Rock, la sacra montagna Uluru degli aborigeni. Percorsi del filo, percorsi della mente che evocano il ricordo delle pitture su corteccia di tipo topografico, realizzate dai Tiwi delle isole Melville, e tutto il repertorio dell’arte aborigena contemporanea. Non mancano riferimenti dedicati a luoghi italiani in alcune opere di piccola dimensione, come un libro d’artista composto di 4 pagine, intitolato “Tra mare e Terra, viaggio in Galluraâ€�e “Auroraâ€�, assemblaggio con ricamo su tela d’acciaio e fiocco di lana. Più etereo e acquatico “Autunno a Venezia. Riflessiâ€�, un lavoro ispirato a un paesaggio lagunare dove predominano i toni freddi in un gioco di riflessi a linee spezzate che ricorda il leggero tremolio dell’acqua mossa dal vento.
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Isabella Taddeo
articolo apparso su "LOMBARDIA OGGI" allegato bisettimanale del quotidiano "LA PREALPINA"
di ISABELLA TADDEO
“ARAZZI DA VEDERE E TOCCARE�
"Prima di vedere sente. Le sue opere hanno riferimenti tattili prima ancora che visivi". Cosa'¬ ha inizio l’intervento di Gabriella Anedi De Simone nel libro "Fili e Materia come Colore" di Marialuisa Sponga (www.sponga.com), pochi brani che ci introducono nell’affascinante mondo fatto di suggestive e raffinate sperimentazioni visivo-tattili di questa artista-tessitrice capace di rivitalizzare il movimento della fiber art che, traendo origine dai movimenti antiaccademici, vede gli artisti prendere a prestito le tecniche artigianali dei tessitori e farle proprie decontestualizzandole, e, in totale liberta' espressiva, svincolarle radicalmente dalle parentele artigianali.
Arazzi di grande formato realizzati con il solo ausilio della macchina da cucire assumono sembianze tridimensionali attraverso assemblaggi, piegature, bruciature, incrostazioni. "Pia'¹ semplicemente - racconta Marialuisa - mi servo di tutto cia'² che possa passare attraverso un ago, utilizzando cosa'¬ il materiale flessibile. Questo significa attingere anche al filato di corteccia di palma, alla carta metallizzata dei crackers, alla plastica trasparente e tessuto di rame".
La sua ricerca sui tessuti inizia nel 1982 con una serie di arazzi che qualche anno dopo vengono esposti alla sua prima mostra personale presso la Galleria Shop Art di Milano; le mostre personali e collettive si susseguono rapidamente accrescendo la fama ed il successo.
Molti dei suoi arazzi sembrano visioni dall’alto di lunghi percorsi, paesaggi sconfinati dal sapore metafisico e di ampio respiro come il trittico "Sentieri dell’Infinito" ispirato ad un viaggio in Australia e realizzato attraverso l’assemblaggio trapuntato a macchina di cotone, poliestere, garze, tela di rame, plastiche, tessuti e filati manipolati.
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Bianca Maria Giuganino
dal 22 al 29 luglio 2006 Mostra Personale di Marialuisa Sponga Celle Ligure (Savona) Sala Consiliare
di BIANCA MARIA GIUGANINO
“TESSUTO D'ARTE: LE TRAME DELLA RICERCA�
11ª Rassegna promossa dall’Assessorato alla Cultura con il patrocinio del Comune di Celle Ligure presentazione della dott.sa Bianca Maria Giuganino presidente dell’Associazione Celle Arte e Cultura
La Mostra dell’estate 2006, l’undicesima di Celle Arte e Cultura, vede ancora una volta un’artista di primo piano nell’arte tessile. Marialuisa Sponga unisce passione, conoscenza, originalita' nelle sue opere che si esprimono in arazzi e sculture. L’utilizzo prevalente dell’ago e dei filati produce effetti sorprendenti, magici e per altri versi, “naturaliâ€� e quindi, intriganti e stimolanti. Non si pua'² evitare di pensare e riflettere guardando le sue composizioni, oserei dire di “entrarci dentroâ€�.
Fin dagli anni Ottanta, ma soprattutto dall’inizio degli anni Novanta il lavoro di Marialuisa Sponga a'¨ sempre pia'¹ presente ed apprezzato nel panorama artistico nazionale e internazionale: Napoli, Milano, Como, Verbania, Chieri, Austria, Francia, Svizzera, Canada, Germania, Olanda, USA, sono alcune fra le sedi di Mostre personali o collettive.
Ringraziamo quindi Marialuisa Sponga di avere accettato il nostro invito e siamo felici di poter offrire al pubblico un’occasione di grande godimento.
Come sempre il ringraziamento di Celle Arte e Cultura va' all’Amministrazione Comunale per il costante sostegno alle nostre iniziative.
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